ROMANZO NARRANTE A CURA
DI Giovanni Maffeo Poetanarratore .
Presentazione :
Nome: Giovanni Maffeo poetanarratore . In questa mia narrativa dei miei pensieri ,dell’umana gente. La poesia trionfa nella travagliata e meravigliosa vita. Con molti anni alle mie spalle apro i miei occhi al mondo, nell’anima mia, al mio fiorito luogo natale . tra colli e mare incomincio a meditare ,un fraseggio del mio immaginario di poeta narratore. Racconto a voi a tutte le genti :dialoghi ,storie di me; della mia gente, del mio stato d’animo, del mio pensiero ,passando ad allargare lo spazio della natura ,come della storia ,cercando con ansia cosmica le vie del cielo risalendo con spirito d’umana virtù .non solo ai primi abitatori della terra che le leggende e le favole ricordano. Oggi che viviamo nel ventesimo secolo dove tutto è superato ,rimane il pensiero della gente, “la poesia”.
ITRODUZIONE :
Noi esseri diversi nasce da una esperienza di vita ,dopo molti anni in cui io medesimo passo da una forma inesplorata a una forma reale ove le diverse posizioni e pensieri mi fanno riflettere ,mi fanno conoscere quello che è la condivisione di pensiero e i diversi comportamenti che ognuno adotta. Alla base di tutto c'è l'egoismo , segue l'ipocrisia ,per arrivare poi al narcisismo ,ai tanti pregi e difetti che ognuno esorta e ne fa uso a secondo coscienza e convenienza . C'è da dire che qualcuno ne abusa per la sua esuberanza , il classico volere pretendere .Da qui i primi segni di squilibrio ,se vogliamo delirio a volte di onnipotenza , questo dovuto a schemi prettamente tattici ove il fregarsene o il potere li porta a ignorare la stessa umiltà veicolo di ragionamento e di buon senso .Ma questo viene considerato differente ,ignorante , quando invece l'ignorante è lo stesso che lo pensa e lo attua .
Dunque la miseria abbonda sulla bocca degli stolti ,si fa piccola e sfocia nel volgare , nella pretesa ,specie tra gli snobisti ,persone becere che credono alla loro ipocrisia dimostrando ad altri che sono ricchi quando invece non hanno nulla e si preparano a spennare il pollo ,la loro preda .Come sappiamo è difficile scoprirli , essi si mascherano di più volti per non farsi scoprire .
Dunque questo che vi dico è frutto della mia esperienza cominciato diversi anni fa conoscendo individui nel web in siti letterari ,nei social .
In questo mondo perverso ove viaggiano i buoni , i tanti maligni , i creduli ove spesso vengono derubati non solo della loro buona fede ma di strozzinaggio e soldi :
c'è la puttana di turno che si propone , il malvagio che ti impone le sue volontà ,la ridicola che con furbizia si fa bella alle tue spalle ,insomma c'è il marcio , il male odore anche se dietro una scrivania , non lo senti ma lo noti .
L'etica termine di : "carattere", "comportamento", "costume", "consuetudine") è una branca della filosofia che studia i fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, ovvero distinguerli in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi secondo un ideale modello comportamentale .
Metodi divenuti d'uso e di formulare gli interrogativi seguendo lo stesso criterio.»
«etica: nel linguaggio filosofico, ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell'uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane.»
Come accennato nell'introduzione , parlo per mia esperienza ,narro il mio accaduto e la mia veduta su i fatti concreti dei vari comportamenti umani. Voglio precisare che non sono un psicologo o psichiatra ,è sola quello che ho costatato io nel tempo .
DUNQUE COME IL SILENZIO PARLA NEL BUIO DELLA MENTE , ASSORDA PENSIERI E LI RENDE REALI , QUI UNA MIA TEORIA E QUELLA DI ARTESIO E KANT.
DALLE POESIE PRIMAVERA ANNO 2018.
Estasi .
Sanno accarezzarti le mie parole
con voce sensuale mi dici t'amo ,
mi dici : vieni nel mio tepore ti farò profumo ...
acqua benedetta ove sacri le mie ore .
Le mie mani s'intrecciano nel piacere
sulla pelle vibrante , l’irrefrenabile tocco ,
si insinua insistente nelle profondi viscere
ove umide labbra ci volano sulle pieghe della tua carne rosa .
Tu , dunque l’estasi !
La morbosa voglia che usurpa la mia pelle ,
il piacere sublime dell’essenza ...
nei sensi penetri dilaghi i miei istinti .
Tu il morso di serpente mi baci la vita !
profondi le tenere fiabe , Tu , che vivi e ami ,
l’estasi tuo è il canto dei pavoni ...
senza toccarti scopro le tue carezze .
Delizi il mio cuore , la mia impazienza ,
con la tua anima confabuli l‘amore ,
arrossi le roride gote ove spalmi il sole
piena di te travolgi le muse degli oceani .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
L’ASSORDANTE SILENZIOTEORIA DI POETANARRATORE La dottrina di kant. Io penso kantiano e cogito cartesiano Confronto tra i due concetti di Kant e di Cartesio. ______________CRITICA DELLA PURA RAGIONE_____________| |DOTTRINA DOTTRINATRASCEDENTALE TRASCENTENTALEDEGLI ELEMENTI DEL METODO|__________________________||||__________________________ |________________________________ESTETICA LOGICATRASCEDENTALE TRASCEDENTALE| | | || |INTUIZIONI E PAURE SPAZIO E TEMPOFORME DELL’INTUIZIONE| ||SENSAZIONI________________________________________________________________||ANALITICA TASCIDENTALE|INTELLETTOUSO TRASCIDENTALE( DI CATEGORIE - IO PENSO|CONCETTI__________________________________________________________||DIALETTICATRASCIDENTALE|RAGIONEUSO TRASCIDENTALE| IDEE|Dall’io pensoIl Silenzio assordante Soluzione :Il pensare come scopo d’esistenza[ Dottrina trascendentale degli elementi Nel 1781 Kant arriva ad una conclusione di estrema importanza: la conoscenza delle cose diventa vera condizione per la conoscenza di sé. E' proprio questa la radicale differenza fra il cogito kantiano e il cogito cartesiano. Io mi conosco soltanto conoscendo le cose e la mia durata é garantita dallo spazio e sostenuta dal mondo. (L' io penso) accompagna indubbiamente tutte le nostre rappresentazioni, ma, a differenza del cogito cartesiano, non può staccarsene e diventare esso stesso il proprio soggetto. Secondo Cartesio se dubito di ogni cosa ( compresi gli oggetti del pensiero ) rimane soltanto il soggetto che diventa il proprio predicato, il proprio oggetto: dubitando di tutto si arriva all' intuizione immediata di esistere come soggetto pensante ( res cogitans ). Secondo Kant, invece, non c' é intuizione possibile del cogito senza contenuto del pensiero: non conosco la mia esistenza se non grazie alla rappresentazione dell' oggetto. L' io, se può dubitare di tutti gli oggetti, non può dubitare della totalità del mondo. Lo spazio é quanto garantisce l' oggettività della conoscenza, anche della conoscenza di sé. Bisogna poi chiarire che non possediamo solo l' immaginazione, ma pure l' esperienza diretta delle cose esteriori e che anche la nostra esperienza interna, indubitabile per Cartesio, é possibile solo presupponendo l' esperienza esterna: l' anima é meno favorita a conoscere rispetto al corpo. Questa concezione sfocia nel celebre teorema: La conoscenza semplice, ma empiricamente determinata, della mia esistenza personale prova l' esistenza degli oggetti nello spazio e fuori di me ( Critica della ragion pura ). La coscienza della mia esistenza personale richiede qualche cosa di permanente nelle mie percezioni che sia distinto dalle mie rappresentazioni, e cioè l' esistenza delle cose fuori di me. Nell' Antropologia e nelle lettere Kant fornisce due spiegazioni psicologiche, che si riferiscono al modo in cui l' io forma l' esperienza. E' ciò che spiega in primis l' amnesia infantile. Il bambino può ricordare ciò che ha fatto anche parecchio tempo addietro; ma non esiste ancora un' esperienza unificata che possa venire riferita alla forma di un io già costituito. Ecco perchè non abbiamo ricordi dei nostri primi anni di vita: la memoria é fondamentalmente legata all' esperienza e non può esistere prima che l' esperienza si costituisca. In questo senso, ed é il secondo esempio, la vita psicologica di ogni bambino ha delle analogie con quella degli animali: una successione di rappresentazioni non unificate dall' io penso e che quindi non può costituire conoscenza. Non saprei nemmeno di averle; di conseguenza non esisterebbero assolutamente per me, come essere conoscente; in questa situazione, in cui divento animale del pensiero, continuerebbero a svolgere la propria azione in me con regolarità in quanto rappresentazioni legate ad una legge empirica di associazioni ed eserciterebbero anche un' azione sul sentimento e sul desiderio; ma io sarei incosciente della mia esistenza... e questo loro comportamento non mi farebbe conoscere nulla, neppure lo stato che dovrebbe essere mio ( Lettera a Marcus Herz ). La posizione di Kant rappresenta una sorta di mediazione fra Cartesio e Comte. A differenza di Comte ammette l' esistenza di un cogito, ma a differenza di Cartesio gli attribuisce un significato puramente formale e non più sostanziale. Il processo é grosso modo questo: Kant sdoppia l' Io penso, io sono e, attribuendo a Cartesio anche un ragionamento che egli tuttavia ha sempre negato, si rifà direttamente all' ergo del Cogito, ergo sum ( penso, dunque esisto ). Mentre con il Cogito Cartesio inserisce il pensiero nell' essere ( sono una cosa pensante ), Kant sdoppia in qualche maniera il pensiero e l' essere, dà all' Io penso una valore trascendentale, ma puramente formale, all' Io sono un valore esistenziale, ma puramente fenomenico. In quanto io penso a cui attribuiamo la spontaneità del pensiero, il Cogito é una rappresentazione intellettuale; in quanto io sono che rappresenta un' esistenza, si pone comune proposizione empirica. Non esiste una conquista immediata di sé, nè tramite una pretesa evidenza psicologica né tramite un' impossibile intuizione intellettuale né tramite qualche illuminismo mistico.*************************************************************Collego quindi le due tesi ;e cioè la dottrina trascendentale dell’io penso di KANT,alla mia che è rivolta al ( IL SILENZIO è ASSORDANTE)L’assordante silenzio.Poesia e teoria di me Poetanarratore.Se Kant ne da ampio significato nella suaCRITICA DELLA PURA RAGIONEschemando i vari passaggi significativi che portano alla analisi del pensiero e in esso la soluzione dell’umana vita ,io vado oltre questa analisi e ne do continuità .Esempio : come si è detto l’io penso porta a delle riflessioni ,io dico anche a momenti di solitudine ove il soggetto a mio avviso indubbio ,divaga ,crea ,ammira ,elogia ,si emoziona ,sorride e piange ,insomma è una relatività interpersonale che il soggetto umano ne trae e ne fa beneficio o maleficio per se stesso e per gli altri ,quindi restando nella mia tesi è anche rivolto al significato del silenzio ,ovvero le due forme - l’io penso e il silenzio vanno abbracciati .Pensate per un attimo di trovarvi su di una isola deserta ,oppure su di un monte altissimo dove il silenzio è totale ,quindi il silenzio non è più silenzio diviene assordante per la calma e la quiete che esso stesso produce ,non sentendo più nulla la nostra mente si assorda ,in questi casi subentra l’io penso ,il pensiero che materializza la mente e crea nella stessa il bisogno di pensare a cose ,a oggetti ,a soddisfazioni ,al bello della vita come dell’amore pur restando in solitudine .Riferendomi al poeta ,esso ne assorbe fantasia ,ne espone concetti ,ne crea pensieri ,tutto ciò è una continuità che l’essere umano ha in possesso per non restare solo nella sua solitudine .Giovanni Maffeo Poetanarratore.
Bene , dopo l'introduzione passo alla narrazione .
L'etica è quindi sia un insieme di norme e di valori che regolano il comportamento dell'uomo in relazione agli altri sia un criterio che permette all'uomo di giudicare i comportamenti, propri e altrui, rispetto al bene e al male.
Spesso etica e morale sono usati come sinonimi e in molti casi è un uso lecito, ma è bene precisare che una differenza esiste: la morale corrisponde all'insieme di norme e valori di un individuo o di un gruppo, mentre l'etica, oltre a condividere questo insieme, contiene anche la riflessione speculativa su norme e valori.
Se la morale considera le norme e i valori come dati di fatto, condivisi da tutti, l'etica cerca di dare una spiegazione razionale e logica di essi.
L'etica può essere guardata come una "istituzione normativa” e “sociale” insieme:
“istituzione" perché è un ente slegato dal singolo individuo (infatti esiste prima e dopo di esso) e perché coordina un gruppo svolgendo una funzione sociale; “normativa” perché spinge gli individui ad agire e a provare sentimenti positivi o negativi in base alle sue norme;
“sociale” perché pone dei limiti al desiderio del singolo individuo per perseguire un obiettivo maggiore: il coordinamento sociale necessario per permettere ai più di mantenere uno stato di benessere e la possibilità di auto realizzarsi.
Affinché si comprenda al meglio la natura ambivalente, intima e collettiva, dell'etica possiamo confrontarla con un'altra istituzione normativa, il diritto. Entrambe le istituzioni regolano i rapporti tra individui affinché siano garantiti la sicurezza personale e l'ordine pubblico, ma si affidano a mezzi diversi. Mentre il diritto si basa sulla legge territoriale, valida solo sul territorio statale, che va promulgata affinché si conosca, che se non rispettata sarà seguita da una pena, l'etica si basa sulla legge morale, valida universalmente, già nota a tutti in modo non formale; il primo si occupa della convivenza fra gli individui, la seconda della condotta umana più in generale.
Ma bisogna sottolineare come il rapporto tra etica e diritto nel corso della storia umana sia stato ambiguo. Mentre il diritto è la scienza della coesistenza regolata da norme giuridiche che dovrebbero basarsi su principi etici e l'etica invece è la capacità di designare ciò che giusto da ciò che è ingiusto, essi non sempre coincidono o mirano allo stesso obbiettivo.
« Vi sono stati casi nella storia umana in cui persone hanno deliberatamente violato la legge e sono anche finiti in galera, per tante ragioni: perché vivevano in un regime dittatoriale ad esempio, in questo modo volevano dimostrare a tutti che la dittatura non li piegava e quindi hanno parlato a nome di tutti, hanno fatto sentire che le ragioni della libertà non erano cancellate dall'esistenza di una legge violenta.
In quel momento rifiutare quel tipo di legislazione o le sue conseguenze, direi che era un dovere morale. Ecco dove morale e diritto si possono congiungere. Laddove io ritengo che ci siano dei principi fondamentali, che non possono essere negati da nessuna legislazione e tenere fede a questi principi fondamentali. »
Si ,i fondamentali !Appunto ... diamo dunque voce a questi ove si può stare meglio , nella bella convivenza sociale , nel rispetto di essa ,nel capire che è importante crescere sani e non con le paure di essere assaliti o ignorati .Ignorarsi vuol dire che non si è capita l’importanza dell’amore ,verso se stessi ,verso gli altri .Questo tesoro di umanita esiste in noi perchè non condividerlo e usarlo nelle maniere più umili ,ne mostrare a gli altri che basta poco ,una piccola attenzione per fare gioire un cuore .
Esistono, però, dei punti di incontro se si guardano i principi fondamentali del diritto stabiliti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. I principi della Dichiarazione vengono quindi raramente in dissonanza con il piano dell'etica ed ormai sono un punto di riferimento per ogni Stato e individuo , quasi obbligano gli stessi a formare gli ordinamenti di base seguendo quei principi.
I principi , le abbiamo ereditati dai nostri genitori ove l’educazione è la fonte del bene ,ma se la famiglia non sa insegnarli ai propri figli questi cadono con essi , si frantumano nell’orgia dell’incoscienza ove la cattiveria prevale e porta alle cattive compagnie ai comportamenti di disfacimento , non solo morale e etico , ma alla stessa persona ove si deboscia e cade nell’orrendo , nella droga , nella piena disperazione .
Di ciò si parla tanto di studi ,di teorie ,io personalmente non vedo perchè bisogna teorizzare un concetto umano ove lo stesso con la propria mente e pensiero può gradualmente rendersene conto ,dell’errore o del superlativo ,non ha senso fare teorie ...
Comunque qualcuno la pensa così :
(In base alla teoria teleologica, un atto è "giusto" se e solo se esso (o la norma in cui esso rientra) produce, produrrà o probabilmente produrrà una prevalenza di bene sul male almeno pari a quella di qualsiasi altra alternativa accessibile. In altre parole, in questa teoria il fine dell'azione è posto in primo piano rispetto al dovere ed all'intenzione dell’individuo .
Secondo la teoria deontologica, invece, le modalità dell'azione sono l'azione stessa, ovvero nel valutare un'azione non si può prescindere dall'intenzione . Ne deriva che il dovere e l'intenzione sono poste prima del fine dell'azione.
Le teorie deontologiche possono asserire che i giudizi basilari di obbligo sono tutti e solamente particolari e che i giudizi generali sono inutilizzabili o inutili o derivanti da giudizi particolari (in questo caso abbiamo una teoria deontologica dell'atto).
Un'altra teoria deontologica (detta teoria deontologica della norma) sostiene invece che il codice del giusto e del torto consiste in una o più norme e, quindi, che le norme sono valide indipendentemente dal fatto che esse promuovano il bene. Tali norme sono basilari e non sonE dunque anche il liberalismo riconosce una certa autonomia del giusto rispetto al bene, per cui è doverosa quell'azione che è conforme ad una norma giusta e dobbiamo scegliere in base ai principi di giustizia.
Si torna sempre sullo stesso punto :
il liberismo e il dovere di giustizia ,quindi cosa cambia ,nulla !La coscienza umana è la giustizia ,le regole o le leggi vengono applicate per le esagerazioni ove l’individuo esagera del suo comportamento e dunque come detto se alla base non c’è radice ,l’albero non cresce sano ma difettato e dopo un po di anni si incancrenisce .
Qui si citano alcuni teorici della materia con cui stiamo parlando .Si cita Kante , già autore della teoria del silenzio assordante ,quand'io ne feci teoria scoprii che lui aveva a pari meriti già scoperto .Ora abbiamo ,ho preso notizie che nella teoria del comportamento ci sono altri. Tale teoria vede una sua nascita in Locke e in Kant e una ripresa, nel ventesimo secolo, in molti autori: da John Rawls a Robert Nozick.
Per il comunitarismo la giustizia non è una questione di regole e procedure, ma qualcosa che concerne il comportamento delle persone rispetto ai propri simili, la giustizia è una virtù della persona. Charles Taylor, invece, ritiene illusorio immaginare che il giusto possa prescindere dal riferimento al bene. Egli vede, dunque un primato del bene sul giusto, dove per bene non si intende l'utile, ma "tutto ciò che spicca sulle altre cose in virtù di una distinzione qualitativa".
Come la penso e la vedo io ,è vero che dal bene dal giusto si ricava l’utile ,ed è giusto, esso è portatore di pace ,di concordia ,di unione e forza e anche nelle virtù qualitative .Io anche qui non mi raccapezzo ,come si fa a contrariare il bene ? Se esso è sostanza di quiete e pace.
Ed ecco l'inghippo : La moralità non concerne solo obblighi e regole pubbliche, ma concerne prima di tutto le distinzioni qualitative.
Capite ?
l'Assiologia, ovvero lo studio del valore, ovvero della qualità. La teoria dei valori si occupa principalmente della natura del valore e della bontà in generale.
Anche qui ho l’incompleto disappunto :
I valori ! Quinti di noi li capiscono ? Quanti capiscono la Gloria ? Quanti sanno della ideologia ?
Sono tutte forme equivalenti in un contesto di etica ove la morale spazia nei cervelli sani ,dunque chi è l’artefice a esaudire questi sentimenti naturali ... siamo tutti noi ! Siamo gli autori di un dettato logico da recepire ,da diffondere ,da realizzare con l'intellighenzia ,col tempo crescere e capire e non teorizzare ma mettere in evidenza e praticare . o derivate per induzione da casi particolari.
VI PARLO UN PO' DI ME .
Diversi perché si vuole dare prevalenza al rispetto oltre che alla morale ,ed io da quello che ricordo già da piccolo ne fui artefice ,ma non solo perché ebbi educazione dai miei genitori ,ma perché già in me c’era il sentimento buono ,tanto è vero che sul mio volto si manifestava sempre il sorriso a tal punto che per molti ignoranti gli pareva strano , probabilmente le loro coscienze e sentimenti non le avevano mai sentite o provate .
Portavo in giro con me il sorriso ,la gioia , la fede emi parve di essere libero di tanta grazia e fede .I rudi più volte hanno provato a togliermelo ,con le cattiverie , con le finezze da buffoni.
No , non è una persecuzione ,è la realtà della vita. Ci sono elementi abietti che sotto ,sotto strisciano come serpenti , calcolatori ove con la loro bella faccia fanno promesse da marinaio e ti imbrogliano quando meno te ne accorgi .
Sono gli incancreniti della feccia umana ,ove per molti anni hanno fatto una vita grama ,hanno ammazzato , derubato ,plagiato ,poi li vedi tra le sette spirituali a portare vigliaccamente la parola di Dio .Questo oltraggio è patetico è una corsa al fuggi , fuggi ,ove mai trovano la pace ,anche a redimersi non avranno mai il perdono .
Credo anche che alla base di tutto c'è l’egoismo e gli interessi e come ben sapete il rubare è al centro delle loro intenzioni .Ma poi la vita continua e chi come me ha avuto di questi orrori :di essere derubato moralmente , economicamente ,ideologicamente .
Si, ideologicamente ,per anni ho creduto a un incantatore ,un politico di suoi interessi ove ha preso in giro mezza Italia ,al fine con i suoi soldi compera i volta faccia .
Ma come lui i tanti truffatori che ti portano agli estremi .In uno dei miei casi mi voleva portare via anche la casa ,talmente è la loro astuzia .Credo che molte persone ,i tanti che subiscono non denunciano tutti gli accaduti ,la maggiore parte lava i suoi panni sporchi in casa propria è tutto tace ,come tacciono le migliaia di donne dannate dai loro carnefici , cadute per loro incoscienza nella trappola del male .
Noi , gli esseri diversi ,tra i paracaduti sospesi l'aria ci invade ,noi i temerari il brivido dei guerrieri ,ci accaniamo ad amare un cuore non corrisposto ove l'altro ha già ferito la sua anima .Si a volte c'è questa contraddizione ,avendo la facoltà di scegliere si cade nel baratro ,col più cattivo si va a cogitare il bello dell'amore ove dopo tempo si incontra l'inferno ,il mal di vivere .Ed è questo potere assurdo che assorda , ritorce su di se la maligna scorza ,il lerciume di un vincolo flagellante creandosi una vita grama ,piena di problemi.
Credo che in alcuni casi si vuole ,si cerca la pazzia ,un masochismo feroce ove prevale lo sfogo animale nel gustare il sesso violento e godere la vergogna ,l'insana accoppiata per sfogare il vomito dei cornuti .
Questo è puro delirio ,molti fatti a noi noti superano la massima esasperazione ,si cerca il nero ,lo gigolò di turno ,il compare o l'amante elargente ove potere saziare quello che un marito non può più dare .
Dunque per alcuni ,alcune è vizio ,è il peccaminoso , è il rendersi indifferente senza un briciolo di coscienza e sentimento ,si diventa apatici ,scettici ,volgari ,i senza cuore ,e perché cosa ,per una scopata , per soddisfare un corpo oramai alla deriva .
Qui non si vuole accusare nessuno , il libero amore è lecito , è necessario senza trascurare la bellezza del sentimento ,dei buoni propositi senza ledere la bellezza dell'amore .Ma spesso così non è , la prepotenza e l'incoscienza vanno a pari passo con l'egoismo e molte cose accadono , gli omicidi , le frustrazioni , le stesse malinconie sono frutto di un disgustoso risultato .
MIE CITAZIONI:
La morte è un antro ,lì il silenzio è come battere un pugno sul muro , la sola liberazione è l'oblio della fede. Citazione di G.M. P io medesimo.
“Non c'è da meravigliarsi, se si degenera
la virtù si consuma illudendosi . Cit. di G.M.P io medesimo .
E DUNQUE SEMPRE NOI , NOI GLI ESSERI DIVERSI .
VI PARLO DEGLI ECCESSI DEI SUPERLATIVI OVE IL VIZIO DIVENTA MACABRO VOMITOSO PERSINO SCHIFOSO .
Una prima significazione dei relativi termini ,dopo seguo coll'accaduto reale .
Depravato e Pervertito . Che è privo di moralità ,dissoluto, pervertito:
Persona corrotta che è senza pudore e morigeratezza ,degenerato, scostumato, dissoluto, vizioso, debosciato corrotto, degenere, immorale, disonesto, sregolato, guasto, guastato, impudico, traviato .
La depravazione è la dottrina della teologia cristiana che deriva dalla dottrina agostiniana, depravazione agire verso qualcuno nell'ambito della sessualità contro la volontà del/della medesimo/a oppure contro natura depravazione sessuale .
SI CONGINGONOAD ESSE .
Marcio .
Corruzione morale, depravazione, bruttura, marciume marcio prima persona.
Abiezione .
Vergogna, infamia avvilimento morale, disonore, depravazione, vizio; cosa turpe , mortificazione.
Illibatezza .
virtù, candore (di donna) verginità, castità immoralità, oscenità, depravazione, sconcezza .
Intemperanza .
Eccesso, depravazione, dissolutezza, pazzia, sregolatezza, disordine corruzione, degenerazione.
Deviazione .
Devianza, corruzione, degenerazione, depravazione, perversione, traviamento, aberrazione .
Putrefazione .
Necrosi , immoralità, corruzione, vizio, degenerazione, depravazione, dissoluzione, pervertimento .
Guasto .
Contrasto, discordia, dissapore corruzione, depravazione, perversione, pervertimento, vizio .
Libertinaggio .
Immoralità, sregolatezza, depravazione, scostumatezza, dissolutezza, vizio, viziosità, malcostume.
Marciume .
immoralità, disonestà, corruzione, scostumatezza, malcostume, decadimento, depravazione, marcio onestà, moralità, rettitudine, irreprensibilità, integrità, costumatezza.
Innocenza .
crimine cattiveria, malvagità (per estensione) malizia, corruzione, depravazione, impurità, perversione peccato salvezza redenzione .
Vizio .
"difetto" depravazione, perversione, malcostume
Onestà .
IL Decoro DELLA DIGNITA'
Corruzione .
Contaminazione, ammorbamento, inquinamento depravazione, degenerazione, degrado, immoralità, dissolutezza, pervertimento, decadimento.
Immoralità .
Disonestà, corruzione, scandalo, depravazione, vizio, perversione, dissolutezza, indecenza, scostumatezza, impurità .
Melma .
Fango, fanghiglia , depravazione, abbrutimento melmosità, melmoso .
Castità .
sobrietà dissolutezza, impudicizia, lascivia, lussuria, libidine, vizio, depravazione, perversione ingenuità, corruzione, costumatezza, mortificazione, rinuncia.
(La depravazione e perversione (la totale corruzione )
E DUNQUE "storcere, contorcere, deformare", e quindi, figurativamente, "corrompere", depravazione non ha il senso comunemente inteso in italiano di "pervertimento dei sensi e dei desideri, degradazione morale", ma di corruzione della natura umana rispetto a com'era stata originalmente creata. Quindi depravazione totale non significa che l'essere umano sia sempre tanto malvagio quanto lo possa essere, ma che il peccato corrompe, vizia, ogni aspetto della sua natura.
Questa dottrina, quindi, interpreta quanto afferma la Bibbia a proposito del peccato ed afferma che, in conseguenza della Caduta, ogni persona che nasce in questo mondo è tanto asservita al peccato che essa è del tutto incapace di credere, amare e seguire il Dio vero e vivente, come pure di accogliere la salvezza com'è offerta dall'Evangelo di Gesù Cristo. Se non fosse per la grazia di Dio che rigenera spiritualmente una persona mettendola in grado di ravvedersi e di credere, essa non potrebbe mai essere salvata.
La dottrina della depravazione insegna che la creatura umana, nella condizione in cui si trova per natura, non è incline ad amare Dio con tutto il suo cuore, mente e forza, come le è richiesto, ma, al contrario, è incline a servire solo i propri interessi a discapito di quelli del prossimo ed a respingere l'autorità di Dio.
Per questo, persino la religione e la filantropia, nonostante le loro buone intenzioni, ne risultano viziate e falsate, un esercizio dell'immaginazione umana, egoismo mascherato, di valore scarso o nullo rispetto agli standard divini ove la babilonia scompiglia sempre più l'anima e senza freno avanza nell'ingordigia insaziabile del vergognoso , se no schifoso.
La depravazione non significa che le creature umane si comportino sempre il peggio possibile, ma che persino il bene che una persona intende fare, è difettoso nella sua premessa, falso nella sua motivazione, debole nella sua esecuzione. I tentativi di correggere questa condizione sono del tutto fallaci, perché non riescono a cancellare questa disposizione (o indisposizione) di fondo del cuore umano.
Certo , c'è da dire che ognuno di noi nella forza o nella ragione vive e affronta la tentazione della carne del vizio dell'onnipotenza .
Sebbene la depravazione possa confondersi talvolta col cinismo filosofico, questa dottrina è ottimista al riguardo dell'amore di Dio per le Sue creature e la Sua capacità di realizzare il bene ultimo che intende per la Sua creazione.
Non vedo differenze di diffusioni , il mostro se si deve espandere va ovunque , e dunque molti teorici , teologi faccino a meno delle loro precisazioni ,è come il male oscuro , quando tutto si oscura è difficile vedere la luce, vedere la strada della neve ,ove il bianco canta l'amore .
In particolare, nel processo di salvezza essa implica che soltanto Dio sia in grado di prevalere sull'incapacità umana attraverso la Sua divina grazia per mettere in grado uomini e donne di scegliere di seguirlo. Il modo con il quale Egli realizza questo è inteso in modo diverso dai sistemi teologici che pure sostengono questa dottrina.
La perversione è un atteggiamento deviato che si realizza nell'ideazione e perseguimento di comportamenti distorti rispetto al senso comune. Questo termine, dunque, viene utilizzato per quei comportamenti che si oppongono all'ortodossia ed alla normalità.
A causa della differenza tra le varie culture del concetto di "normalità", questo termine può riferirsi a situazioni e comportamenti diversi a seconda della cultura di provenienza, non avendo dunque un significato assoluto e per di più in evoluzione con il cambiamento della società.
Sono molti gli studi più recenti sulla correlazione fra perversione, devianza, traumi, autolesionismo, attaccamento e abusi. Dalla letteratura psicologica e psichiatrica si evince come, al di là dei complessi profili psicologici degli interessati e delle motivazioni profonde che li possono condurre alla perversione, queste pratiche sono più spesso frequenti in soggetti di tipo borderline. Una delle cause emotive ricorrenti risulta il senso di colpa.
Qui si scopre un campo minato ove in parte ne faccio parte con la mia stessa poesia ove il mio concetto poetico in diversi temi si ritrovano nei pensieri di tanti ,ove il significato del testo si raffigura in molti che mi leggono . Devo comunque essere cauto per non turbare la quiete del lettore ,dare a loro la sola bellezza anche quando fuori piove .
E dunque dopo le varie risolutezze ,le invasive certezze mi ritrovo qui a narrare gli accaduti ,in prima persona costatati ,subiti da cialtroni e snobisti , da esseri immondi ove la vergogna non ha volto ,ma solo diniego e parassitismo .
Si le borderline ,sono loro i sfaceli gli strafalcioni ,incuranti di un mondo che cambia , spargono gramigna negli orti vergini ,
Si le borderline ,sono loro i strafalcioni ,l'incurante di un mondo che cambia spargono gramigna negli orti vergini ,in loghi di letteratura , su platee e sentieri ,in mondi virtuali ove la maschera ha i molti volti .
E capitò spesso questo contrasto , ebbi la sconcertata di ascoltare e di subire .Tra me pensai: ma allora la vergogna si ripete ? Già da piccolo nei cinema sentivo la mano morta che si avvicina e vedevo il sorriso del vergognoso uomo che flaccido squamava ,sbavava , con i pochi soldi voleva farmi suo .
Che dire per strada : spesso senza la mia moto camminavo per raggiungere casa su la città antica di Bergamo ,il depravato si accostava con la sua moto e mi proponeva di andare con lui , mi voleva dare le mille lire . IO che venivo dal sud e il mio sangue bolliva di voglia femminile e non maschile figurati se mi lasciavo andare , anzi mi munii di un bel bastone e un piccolo coltellino ,il coltellino quando andavo col mio amico al cinema, il bastone quando giravo a piedi .
E fu un giorno dei tanti che il depravato di turno ci provò :non fece in tempo a proporsi che gli detti una bastonata in testa , quando vide che gli usciva sangue scappò via senza nemmeno voltarsi in dietro ,il frocio ,il diverso era abietto e squallido ,un grosso uomo che sembrava essere un macigno ,io come fece Davide contro Golia , gli misi in faccia la vergogna .Forse capì e da allora non lo vidi più .
A volte ci penso ancora, penso che mi aveva creato un trauma , non io a lui col bastone , ma lui a me , mi diede da pensare : tra me mi ripetevo : sono io il diverso? cosa devo fare ? A me piacciono le donne ,la loro bellezza , perché questi esseri ,questi depravati vogliono approfittarsi di me ,dei fanciulli indifesi ,e mi rivoltai nella mente per capire perché volessero andare assieme ad altri uomini se gli stessi erano eguali .
Non capivo e insistetti al tal punto che lo chiesi ad un prete e per fortuna questo non era un diverso , anzi altri come lui più si proposero anche quando ero diventato sedicenne ,a volte che andavo alla chiesa mi fissavano ,mi stringevano la mano ,mi invitavano nella sacrestia ,io rabbrividivo da tanta bordellando ,dal tanto squallore .
Il parroco mi disse che erano persone di natura diversa ,che non bisognava guardarci e starne solo lontano .IO OGGI ,mi chiedo ma allora si è fatto tanto per questi ,persino è stata legiferata una legge ove hanno i loro diritti ,bene che stiano lontani dai bambini e si facciano le loro porcate come vogliono .
I BAMBINI NON SI TOCCANO .
Dunque mi misi l'anima in pace e mi rassegnai ,un altro al posto mio se fosse stato meno forte di carattere e di fisico si sarebbe lasciato andare e magari preso la stessa malattia .Si ,io la definisco malattia ,anche se dicono che diversi si nasce .Ma io posso e voglio capire tutto , solo che in quella epoca , ancora oggi si vedono e sentono spropositi di questi ,non so più come chiamarli, esseri squallidi ove confondono l'amore con il loro disgustoso orgasmo ,pietoso e schifoso .
Da qui mi venne detto di farmi vedere nudo : avevo appena acceso il pc. faccio scorrere le notifiche e mi trovo una richiesta di amicizia , vedo l'immagine di una bellissima donna molto attraente e sensuale . Da primo akkitto ne deduco che mi piaceva e che mi faceva piacere averla tra gli amici d'altro canto ,un fan in più che mi avrebbe letto .
Concessi l'amicizia e come faccio di solito aspetto per poi condividere qualcosa , nel mio caso me la chiedono perché indirizzati da altri amici per leggere i miei scritti , quindi con calma spesso e volentieri nel seguito mi commentano o partecipano ai mei gruppi letterari .
Dopo un di tempo mi vidi chattare con un saluto da questa bellissima signora ,io gli risposi e gentilmente cominciammo una conversazione che presto si mutò in una richiesta di foto intime , lì per lì pensai che lei volesse approcciarsi con me e se l'uomo non è fatto di legno abboccai stupidamente al suo amo .
Mi chiese se gli mandassi delle mie foto intime , no dissi io , qui a parte che non si può ma è scorretto da subito arrivare al nudo. Non feci in tempo a rispondergli che mi chiamava con la video chiatta della web cm , fu insistente al fini sentii la sua voce e gli chiesi:ma sei un uomo non una donna come mi hai fatto vedere dal tuo diario ... Lui , schivo non mi rispondeva ed io insistetti :allora dimmi cosa vuoi perché ti mascheri da donna quando sei un uomo?
Annui e mi chiese di farmi vedere da lui nudo ,insomma voleva vedere il mio pene !Rimasi di pietra... la scena si ripeteva , mi venivano ai ricordi gli altri schifosi del passato , di quando ero piccolo ,un ragazzino .Lo offesi dicendogli e dandogli dello schifoso ,del maniaco e chiusi la conversazione .Come lui i tanti e non solo uomini ,donne che si propongono nello squallore più nauseabondo che ci sia , ma andiamo avanti per chiudere questo capitolo .
Come accennato lavoravo in un laboratorio di maglieria e per mia fortuna lì era pieno di belle ragazze ove io ero attratto da loro e loro da me , dunque quel terrore del depravato passava in secondo piano ,mi sentivo uomo e già ragazzino avevo forti erezioni per la maggiore parte che specialmente nel periodo estivo le tante ragazze si spogliavano per il caldo e allora si ammirava il loro paradiso ,si sentiva il loro profumo di donna altro che l'omosessuale di turno che ti voleva fare il servizio e cacciartelo da dietro .
Si erano meravigliose , alcune di loro si permettevano una certa confidenza toccandomi anche nelle parti basse del corpo .Ed io ruggivo come un toro mi masturbavo ,impazzivo nel vedere le loro cosce ,il loro seno , le loro guance rosse piene di desiderio .
Fu una parentesi quella ove era come se fossi a casa mia ,il proprietario era mio zio e dunque ero il galletto del pollai ove giocavo con le mie prime esperienze , tante che conobbi una delle tante ragazze e mi innamorai ,tutto finì in un sorriso adolescenziale e presto passò avanti un'altra anch'essa molto bella .
NOI GLI ESSERI DIVERSI CI ARRAMPICHIAMO SU GLI SPECCHI SULLA SABBIA LASCIAMO IL CUORE , TRA LE NUVOLE IL NOSTRO PENSIERO .
Ma non è finita qui , oltre l'intruso ci furono ci saranno i tanti strani ,la cosa più schifosa e depravata che mi è successa è ancora nel mondo virtuale ,forse perché questi esseri si trovano a loro agio e credono di fare ciò che vogliono dietro una tastiera .
Capitò più o meno del capitolo di prima : come solito faccio rispondo alle moltissime notifiche dei chiamati amici , che a dire il vero ,io li chiamo i virtuali ,altro non saprei , anche perché l'amicizia è cosa seria e non deve essere significata come un gratuito da spendere quando si vuole a comodo e a piacere quando si vuole .
Quella mattina le avevo un po' girate , anche perché ogni giorno dedico dalle 4 5 ore per soddisfare le attenzioni di alti , altre poetessa e approvare le tante richieste e post , sentivo in me una rabbia per avere notato la solita indifferenza e la poca condivisione e ne scrissi avviso , ove dicevo loro di essere più umani e logici nel condividere le varie poesie , ma dopo un po' che lo ripeti questi , quasi tutti si dimenticano cosa hanno mangiato a mezzo giorno figuriamoci se vengono a darti attenzioni o a leggerti , l'invidia l'autorevolezza il delirio di onnipotenza è all'ordine del giorno e tutto s'incanala nel ruscello t'orbito della vita .
Dunque per farla breve accettai l'amicizia di una donna , si, questa lo era e a tarda notte mi collegai ,a volte capita di non prendere sonno e la cosa più bella è per me leggere ,leggermi le mie liriche nel silenzio con della musica .
Caso strano la tipa era sveglia anche lei e cominciò con un saluto la conversazione ,gli risposi e ricambiai il saluto .Da subito mi inviò delle sue foto al quando sensuali e provocanti chiedendomi se era bella , se mi piaceva, dicendo si acconsentii al suo sporco intendo e cioè mentre mi parlava del suo seno del suo corpo si eccitava sempre più con parole sensuali .
non capivo cosa stesse facendo perché a tratti prima di conversare prendeva delle pause ,mi chiedevo cosa facesse e dopo un po' gli lo chiesi :Mi rispose che suo marito l'aveva presa dal di dietro e fatto il suo comodo sessuale ,rimasi di merda , tra loro due faceva queste transumanze per eccitarsi e poi , e poi ... Mi chiedo se un uomo , una donna di quel genere deve arrivare ad eccitarsi al solo complimento per dare fuoco alle fiamme . Pazzesco e ridicolo ,almeno fosse stato nel reale, avrei potuto capire , ma in un mondo virtuale ove non sai con chi hai a che fare , cosa fa la stronza per farsi scopare , architetta la squallida farsa .
Come avete ben capito ,siamo , sono e saranno i diversi esseri ,molti col cervello nel cranio ,altri con la testa nella fogna ,dunque sta a noi stare attenti il mondo nuovo c'è , esiste va perseverato e capito . Ma non finisce qui , altro ho da dirvi .
L'ETICA DUNQUE PUO' ESSERE IL RISOLUTORIO PROBLEMA DEGLI ACCADUTI OVE LA GENTE PER SECOLI SI CONTORCE , SI DIMENA , SI FA DOMANDE A VOLTE SENZA RISPOSTE , Come lo stesso Dante Alighieri nel suo inferno .
Omaggio al sommo poeta Dante Alighieri.
IO L'ALUNNO Giovanni Maffeo Poetanarratore .
Dalla Divina commedia .
Alcuni passaggi ,la morale ,la scienza, la poesia.
La morale ; detta anche etica
si divide in tre stati:
stato di peccato,
stato di pentimento,
stato di grazia.
Dante nella sua rappresentazione dell’altro mondo espone il suo convito ,il mondo allegorico , della terrena vita ,della fantasia ,chiamata scienza ,la sua utopia di unire scienza e poesia si evince in una forma diretta e nelle parti sostanziali.
Egli ha aria di dire con certezza la sua morale di vita .Pone la sua domanda al mondo all’animo nostro,all’essere dell’umana gente.
VOLETE VOI SALVARVI L’ANIMA?
Lui diceva :venite dunque appresso a me ,nell’altro mondo,ove nell’altro impareremo dalla bocca dei morti la filosofia,la morale,la scienza e sarà salvazione.
Ed i morti parlarono ,espongono la scienza ,soprattutto in paradiso,dove stalli si convertono in vere cattedre o pulpiti,indi la scienza dà la sua forma allegorica.
Un poeta che ai nostri giorni ,unico nel suo genere ,egli con la sua etica a saputo integrare la contemporaneità che mai ha fine ,vive e regna nell’essere umano ,
(fonde l’amore con la spiritualità ),essa non ha volti preferenziali ,ma unisce il pensiero eccelso dell’uomo nelle varie religioni .La sua poesia resta dunque indelebile ,universale nei tempi .
Il sistema insegue il poeta che nel suo tormento vaga tra fantasmi ,e dice:
Bada che tu non passeggi per pura curiosità .per osservare ,contemplare,dipingere l’animo tuo,il tuo scopo è l’insegnamento ove potrai trovare la saggezza e l’intelletto ,la scienza dell’anima.
Nasce dunque la poetica di Dante tutte le sue invenzioni sono certezze ,meraviglie,immaginari,se poi con delusione non gli rendono merito o cosa vera.
Fa della poesia velo di dottrina ,della reale esistenza,fa di un poeta contenuto scientifico,un corpo, una scienza,una realtà .La parola del sommo del suo pensiero gli occupa la mente,ne scaturiscono concetti,in forma mistica in cui il suo era ormai giunto,un mistero dell’anima dell’umana destinazione in lui non ancora certo come arte;perché dunque l’arte è realtà,un corpo che vive,mentre il mistero dell’anima era nella sua rozzezza e greggia realtà diffusa tra le genti popolane o tratto allegorico nella dotta letteratura. Dante si impadronì di questo concetto e tento di realizzarlo facendone arte,usando le stesse forme di pensiero,le stesse intuizioni ,prese quella rozza realtà degli scettici facendone prefazio del vero.
UN POETA che vuole esporre la scienza ,e vuole fare poesia ,a mio dire si pone un problema assurdo,è come voler dare corpo a un qualcosa astratto,a ciò che per natura è fuori dal corpo.
La poesia si riduce dunque a un semplice vestito che si indossa vistosamente,una visuale esteriore,non fa penetrare l’idea,non si incorpora.
Dante spiega che in questo assunto ,che tutte le forze della sua immaginazione ,da me chiamato immaginario collettivo,,serve a dare voce al pensiero,da ognuno ispirato,un connubio dunque tra scienza e poesia .
Gente mia ,venite a me a cantare poesia.
Convito.
Venite a questa mensa ben imbandita
c’è pane degli angeli che sfamano cultura.
Cosa cerchi tu , uomo
Annaspi la saggezza e la vile arroganza?
La sola debolezza uccide il disincanto,
tu fanciulla triste fidarti più non vuoi.
Amica ,amata ,resta !
Avrai respiro e canterai con noi .
Giovanni Maffeo Poetanarratore.
A Dante Alighieri .
Ed io ti lessi nell’età del verso sciolto!
Nell’età della ragione fui costante ,
quand’io compresi il vero canto
capii ch'ero cibo per il mondo .
Un poeta come tanti !
A giocar la forza del destino fui presente,
l’ingegno mio ,
colse frammenti nella città che vive ,
di suoni e canti , d’amore d’altri tempi.
E fu la tua femmina ;
Beatrice la dolce tua amata!
Ella la tutrice ,
che ad oggi è l’emblematico esempio,
timone di costanza ,
ispirazione di coscienza …
a sostenere la femminilità ,
delle fiamme ispiratrici ,
a far scrivere per elle , le pie donne ,
a far sognare i sospiranti.
Sei tu il grande poeta ,Dante!
Il grande che nel mondo spande eco ,
nell'anno miei , t’imponi e tuoni ;
Che la tua lirica regni nell’eterno .
Giovanni Maffeo Poetanarratore.
Qui vi lascio alcuni dei miei canti.
Se mi vuoi sognare
Abita in cielo il mio sospiro
tra lusinghe di sole e gocce di sale
di lacrime e graffia la luna innamorata ,
che nella notte degli amori strega il mio inno.
Tu il culmine ,il mio vacillo
sei il rosso lampo ...
esorti la voce dei muti , le mie strofe
canti lode nel coro delle stelle .
Se mi vuoi sognare liberati dal tuo male !
Seguimi ,ascoltami e taci ,leggi le mie strofe ,
il vivente filo che in te ci lega
nel tumulto dei mimi sangue arrossa .
Se mi vuoi sognare devi vivermi !
Conquistare ,la tragedia dei primi fiori
la luce silenziosa che mai osa ...
si musica tra le nuvole e il mondo ruota .
E' essenza senza esternazione, ne vena
cospargi la devozione dei risentimenti ,
e nel mio sguardo scopri l’agonia
il bene ch’è t’ho voluto il sogno mio mi ripaghi.
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
Vento di passione .
Sento il silenzio che sibila senza suoni
è la nota muta ,
e tu , la trasformi in musica
la rendi unica ,è la lirica dei tuoi sogni .
Calda è l’aria
c’è vento di passione al di la del mare …
è forse pazzia la mia ,
rendere reale il nostro amore .
E mi inchino al volere di un sublime
ti chiedo se tutto è vero?
L’inferno culla i miei dolori ,
nel sonno bagordo giace ;
nello stupro dei tripudi il dolo .
La mia lacrima è al bivio!
L’anima scalmana ha le gesta dei sbadigli ,
in essi i sospiri inermi ,
i cruenti orpelli mai si rassegnano .
E tra le fanciulle di questa terra
affascini me col tuo sorriso ,
vortice vorticoso colori il bello ;
irradi le vezzose albe .
Sono io il traditore !
Quello che non sa amare
quello che piega il ferro …
l’adorabile bellezza ignora .
Tu il vento di passione
diffondi l’allegria nell'aria
da i monti scendi a valle ,
come polline tra le stelle spandi effluivi .
Sei tu l’argilla e brilli !
Il sole ch‘è non ti oscura mai …
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
Non gettare via questo amore.
Fragori plaudono i giorni
dal mio pensiero
che col labbro tuo chiami,
di te amore odo .
Non gettare via l’anima mia !
La rosa rossa ,che resiste all’intemperie ,
è come uccidersi dentro …
è una lenta agonia che non dà respiro.
Non farlo!
Resta confusa nell’abbaglio ,
ti farò da guida e troveremo la nostra strada ;
nello strillo delle cicale
ovunque alba , l’azzurro del tremulo cielo.
No , non gettare via questo amore !
Lascia limpida l’acqua dei tuoi pensieri ,
risorgi viva; semina con me un fiore,
tu che mi lasci nelle pensose attese
disperato fuggo ,nella più tetra ombra .
E se col pianto di stelle ti vai a coricare
dalle tue labbra rosse esce la malinconia ,
metti tra le tue braccia la mia anima al sicuro
è ascolta aria di neve
Tu , la Mia , amata e musa .
Non gettare via questo amore !
Giovanni Maffeo Poetanarratore.
QUI SILETE OMNES, ESALTA LA VITA LA MORTE DEGLI ESSERI DIVERSI .
NATURA IPSA LOQUITUR
Siamo ai vertici della poesia filosofica con il De rerum natura di Lucrezio, in particolare con le argomentazioni taglienti ed efficaci, convinte e convincenti, sulla materialità di ogni cosa, dalle forme viventi sulla terra fino ai corpi remoti nello spazio immenso dell’universo, e dunque sulla morte.
Il divino maestro che ha spalancato le porte del mondo, e sfatato i terrori degli uomini è il filosofo Epicuro, perseguendo il nobile fine di illuminare con la ragione le menti umane e liberarli da fantasmi e vane superstizioni.
A prescindere dai quattro inni rivolti nel poema al suo maestro, tutto il poema di Lucrezio è un appassionato evangelium del pensiero epicureo: tutto allora è così semplice e chiaro, che si sprofonda in una serenità senza fine. Il fine della vita è non soffrire, evitare il dolore e possibilmente giungere al piacere con mezzi semplici, naturali, accessibili a tutti. Col tetrafarmaco c’è la ricetta che taglia alla radice il dolore provocato dalla minaccia degli dei, dal terrore del Tartaro, dai fenomeni violenti naturali attribuiti a colpe degli uomini e punizioni divine, e infine la paura delle paure, la morte.
Gli dei sono beati proprio perché non s’interessano degli uomini e vivono la loro eterna primavera negli intermundi.
Gli Inferi, il Tartaro e tutti i mostri creati dalla superstizione religiosa, dannosissima sotto tutti gli aspetti, semplicemente non esistono: si spalancano le porte del mondo e sotto i nostri piedi non c’è nulla.
I fenomeni violenti, terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni, incendi distruttori e anche le terribili pandemie – come la peste di Atene- sono fenomeni della natura, verso cui l’uomo è innocente e indifeso.
Infine, ed eccoci al III libro, il terrore della morte: un evento naturale e obbligato per ogni forma vivente, che nasce, vive e poi deve cedere il posto agli altri. Un evento che, procedendo con logica stringata, in realtà non ci riguarda nemmeno: se c’è vita, non c’è la morte; quando c’è la morte, noi non ci siamo già più e i nostri atomi di corpo e anima si disperdono nelle spazio, liberi di formare altre forme di vita, che, per noi così come siamo composti ora, sono altamente improbabili. Dunque, è semplice vivere, evitando tutto quanto porti dolore e turbamento al corpo e allo spirito; allontanarsi dalle beghe politiche, dalle ambizioni di ogni genere, anzi bisogna vivere appartati, “lathe biosas” con pochi veri amici, in campagna e lì fruire delle gioie dell’amicizia e della compagnia. L’amore è visto con sospetto dai due filosofi: accettato come semplice piacere, assolutamente bandito se si trasforma in tormentosa passione che ti rovina la vita e non ti porterebbe mai al nirvana, all’assenza di ogni tormento, di ogni desiderio.
Il brano presentato è incredibile per la consequenzialità logica delle argomentazioni, arricchita da ironia o aperto sarcasmo: dal complesso dei rimproveri e degli argomenti persuasivi, si ha la netta impressione che la Natura consideri l’uomo, questo essere vivente uguale a tutti gli altri, purtroppo un minus habens, un coniglio avido e insieme timoroso, insomma un brutto soggetto. Cui attribuisce un aggettivo scagliato come una torta in faccia: “via di qui con le tue lacrime, buffone!”
Lucrezio, De rerum natura III – vv 931/962.
Ancora, se la natura d'un tratto parlasse e a qualcuno
di noi così facesse, in persona, questo rimprovero:
"Che cosa, o mortale, ti preme tanto che indulgi oltremisura a penosi lamenti? Perché per la morte ti affliggi e piangi?
Infatti, se ti è stata gradita la vita che hai trascorsa prima,
né tutti i suoi beni, come accumulati in un vaso bucato,
sono fluiti via e si sono dileguati senza che ne godessi,
perché non ti ritiri, come un convitato sazio della vita,
e non prendi, o stolto, di buon animo, un riposo sicuro?
Ma se tutti i godimenti che ti sono stati offerti, sono stati dissipati e perduti, e la vita ti è in odio, perché cerchi di aggiungere ancora quello che di nuovo andrà malamente perduto e svanirà tutto senza profitto? Perché non poni piuttosto fine alla vita e al travaglio?
Infatti non c'è più nulla che io possa escogitare e scoprire
per te, che ti piaccia: tutte le cose sono sempre uguali.
Se il tuo corpo non è ancora sfatto dagli anni, né le membra stremate languiscono, tuttavia tutte le cose restano uguali, anche se tu dovessi vincere, continuando a vivere, tutte le età, anzi perfino se tu non dovessi morire mai"; -
che cosa risponderemmo, se non che la natura intenta
un giusto processo e con le sue parole espone una causa vera?
E se ora un vecchio cadente si lagnasse e lamentasse
l'incombere della morte rattristandosi più del giusto,
non avrebbe essa ragione d'alzare la voce e rimbrottarlo con voce aspra?
"Via di qui con le tue lacrime, buffone, e rattieni i lamenti.
Tutti i doni della vita hai già goduti e sei marcio.
Ma, perché sempre aneli a ciò che è lontano e disprezzi quanto è presente, incompiuta ti è scivolata via, e senza profitto, la vita, e inaspettatamente la morte sta dritta accosto al tuo capo
prima che tu possa andartene sazio e contento d'ogni cosa.
Ora, comunque, lascia tutte queste cose che non si confanno più alla tua età
e di buon animo, suvvia, cedi il posto ‹ad altri›: è necessario".
Giusta, penso, sarebbe l'accusa, giusti i rimbrotti e gl'improperi.
Sempre infatti, scacciate dalle cose nuove, cedono il posto
le vecchie, ed è necessario che una cosa da altre si rinnovi;
né alcuno nel baratro del tenebroso Tartaro sprofonda.
Di materia c'è bisogno perché crescano le generazioni future;
che tutte, tuttavia, compiuta la loro vita, ti seguiranno;
e dunque non meno di te le generazioni son cadute prima, e cadranno.
Così le cose non cesseranno mai di nascere le une dalle altre,
e la vita a nessuno è data in proprietà, a tutti in usufrutto.
Volgiti a considerare parimenti come nulla siano state per noi
le età dell'eterno tempo trascorse prima che noi nascessimo.
Questo è dunque lo specchio in cui la natura ci presenta
il tempo che alfine seguirà la nostra morte.
Forse in esso appare qualcosa di orribile, forse si vede qualcosa
di triste? Non è uno stato più tranquillo di ogni sonno?
****************************************************************
E’ ora la volta di Leopardi, il maggior erede di Lucrezio, con la incalzante, vibrante, accorata requisitoria dell’Islandese contro la Natura e alla fine le risposte remote, laconiche che essa dà: l’islandese, arrivando al cuore del problema, sul senso di una vita sempre e comunque infelicissima e soprattutto imposta, non voluta dai viventi, continua a chiamare matrigna l’ente che fa circolare gli elementi, persecutrice e boia dei suoi stessi figli.
Felicità, infelicità, dolore, persecuzione, accanimento…Ma chi ti conosce”-sbotta la Natura; l’albagia di quest’essere sconosciuto è stupida e insopportabile; la Natura non può interessarsi dei singoli esseri, ma deve badare a che funzioni ben oliato il meccanismo vita-morte-vita in eterno e senza soste.
Se poi il saputello, ancora non convinto della sua nullità, chiede di sapere almeno a chi giovi questa vita
infelicissima, visto che i vivi soffrono e la Natura non bada al loro benessere: non ci sarà risposta da parte della Natura, ma in ogni caso non esiste nessuna risposta, è un “così è, se vi pare”.
La Natura risponde all’Islandese.
Natura. Immaginavi tu forse che il mondo fosse fatto per causa vostra? Ora sappi che nelle fatture, negli ordini e nelle operazioni mie, trattone pochissime, sempre ebbi ed ho l'intenzione a tutt'altro che alla felicità degli uomini o all'infelicità. Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me m'avvengo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei.
Tu mostri non aver posto mente che la vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé, di maniera che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale, sempre che cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione. Per tanto risulterebbe in suo danno se fosse in lui cosa alcuna libera da patimento.
Islandese. Cotesto medesimo odo ragionare a tutti i filosofi. Ma poiché quel che è distrutto, patisce; e quel che distrugge, non gode, e a poco andare è distrutto medesimamente; dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono.
Si , dopo questo dettato rivolto a SILETE OMNES Poeta e filosofo i noi diversi sono sempre gli stessi .Mai si cambiano , mai si mutano ,alcuni di essi sono i buoni ,gli altri gli sbandati ove andrebbero raccolti nei meandri dei logici ,tra i gli anonimi ove farli parlare ,se necessario farli sfogare buttare fuori i loro veleni ,le loro angosce e frustrazioni .
Questi esseri diversi si masturbano la vita ,oltre si peccano e non solo di disciplina ormonale , ma di etica ,ove la morale non esiste in loro ,ove il senso del dovere non trova ascolto .E dunque il peccato morale si muta in miseria , in sfoghi di parassiti attimi di gioia e nemesi di gloria .
La masturbazione dunque è la becera forma di egolatria, è peccato mortale. Chiunque morisse in tale stato andrebbe all'Inferno - per sempre.
Galati 5:19-21: "Ora, manifeste son le opere della carne, che sono: adulterio, fornicazione, immondizia, dissoluzione, idolatria, avvelenamento, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, dissensioni, sette, invidie, omicidii, ebbrezze, ghiottonerie, e cose a queste somiglianti; delle quali cose vi predico, come ancora già ho predetto, che coloro che fanno cotali cose non erediteranno il regno di Dio."
Andando per un attimo indietro vi parlai dei Ghei che molestano , molestarono me quando ero piccolino ,e in questo specifico della masturbazione si rientra col tema :non solo dunque viene meno il masturbarsi ,ma è la masturbazione mentale ove il cervello è fuso, non ragiona ed è in preda a sfaceli di ogni cognizione logica ,basta vedere un alcolizzato , un drogato ,lo stesso pervertito o maniaco , non ragionano più col buon senso ed ecco la strage ,il volgo a nuocere il bene , l'armonia dei tranquilli con forme spietate .
Vedi gli stupri sulle tante donne , gli stessi femminicidi di , le numerose morti per droga e di cerosi epatica ,per non parlare poi delle confusioni mentali dei squilibrati ove questi si trovano dappertutto ,allo stadio , nei ricoveri, tra la gente ove infettano di rabbia la loro amara malattia .
E dunque il concetto si espande si forma in spiritualità per chi vuole ascoltare ,salire libero in Paradiso o farsi aprire le porte dell'inferno ,è difficile la scelta ,per le ragioni molto semplici : questi essere vanno aiutati ,seguiti ,molti trascinati dallo stesso dolore che nei loro dispiaceri han dipinto muri neri e mai hanno visto la luce ,l'affetto come l'amore .
Allora , mi chiedo c'è il perdono tra gli umani , c'è la continuazione e non il freno, ma il bene della comprensione e la fede ,si la fede guida spirituale che aiuta la ragione e ti salva dal peccato ,ti redime e parla la lingua dei giusti ove ogni uomo può essere salvato .
Leggiamo nella bibbia al 1 Corinzi 6:9-11: "Non sapete voi che gli giusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'ingannate; né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né i molli, né quelli che usano co' maschi; né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiosi, né i rapaci, non erediteranno il regno di Dio. Or tali eravate già alcuni; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati, nel nome del Signore Gesù, e per lo Spirito dell'Oddio nostro."
Dunque come vedete una lavata , una asciugata e tutto diventa puro ... ma poi è vero ?Non credo , come scritto in un mio romanzo ( IL SOGNO DI UNA VITA ) ove lo stesso peccatore pur essendo cosciente del male fatto , si nasconde tra la gente e mascherandosi fugge ,persino si mostra pulito agli occhi del signore e spande la sua menzogna ,in se è calcolatore per non farsi scoprire ,calcola come fare per farsi accettare e buttare tutto indietro come se non fosse successo nulla .
Ma lui sa bene che il marchio gli rimane e continua imperterrito a scappare causando dolore e dispiaceri a chi lo incontra .E' comunque difficilissimo da individuare ,egli sa mascherarsi e usa la bontà come arma di plagio, dona denaro e si fa compatire , finge e sfoggia eleganza ma nei vestiti è un demonio .
E in Efesini 5:5-8: "Poiché voi sapete questo: che nessuno fornicatore, né immondo, né avaro, il quale è idolatra, ha eredità nel regno di Cristo, e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; perciò ché per queste cose vien l'ira di Dio, sopra i figliuoli della disubbidienza. Non siate adunque loro compagni. Perciò ché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore; camminate come figliuoli di luce".
Si , bisogna sapere conoscere il male , esso è dappertutto e in molti esseri diversi come detto è difficile ,dunque prima di darci a questi esseri bisogna sondarli e tenerli lontani ,sono vendicativi e quanto meno non te ne accorgi colpiscono .
Sempre dalla bibbia :Romani 1:25-27: "Essi, che hanno mutata la verità di Dio in menzogna, ed hanno adorata e servita la creatura, lasciato il Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Perciò, Il Dio li ha abbandonati ad affetti infami; poiché anche le lor femmine hanno mutato l'uso naturale in quello che è contro a natura. E somigliantemente i maschi, lasciato l'uso natura della femmina, si sono accesi nella lor libidine gli uni inverso gli altri, commettendo maschi con maschi la disonestà, ricevendo in loro stessi il pagamento del loro errore qual si conveniva."
Noi gli esseri diversi , i diversi che credono che con una laurea in letteratura sono i capaci , i concreti a dare giudizi perchè i loro nomi sono noti e gli permette di emulare la ragione .Credo invece che un semplice scrittore come me , autodidatta possa fare meglio nel giudizio degli altri ,ma qui non si parla di giudizio ,si tratta di volere dare esempio a chi necessita aiuto letterario senza illudere o illudersi dell'essere io .Ma daltro canto io li definisco snobisti ove impongono una volontà letteraria a loro piacimento e snobbano l'apprendista scrittore che nelle sue prime scritture si vede invaso da questi presuntuosi .
La letteratura dunque è di tutti e tutti ne possiedono valenze e meriti ma mai imposizioni o condizioni ,nessuno deve sottostare a voleri,l'insegnamento va dettato col cuore , col senso logico per la maggiore diffusione della narrativa o poetica .Basi in cui c'è la volontà la prima fase per costruire un qualcosa di magnifico e di non bloccare lo scrittore emergente con spropositi di concetti compiaciuti ,ma liberi pensieri .
Forse io che vengo da una gavetta mi accorgo a queste prese di posizioni e ne vanto osservazione e differenza ,è come se questi individui chiamati professori possono dettare solo la loro volontà , cosa diversa per me che li valuto solo come esseri diversi e non necessari a un dettato per apprendere da loro l'insegnamento.
Dico di più: l'autodidatta ha più potenzialità di consigliare o quanto meno dire la sua esperienza, esso ha in se l'umiltà e la sua sensibilità fa si che si recipisce nell'etica , ove la sua morale resta integra per favorire poi l'intellighenzia altrui donando la semplicità delle sue parole i suoi concetti o teorie .
Ma sempre restando nella letteratura vediamo cosa ne pensavano i grandi saggi dell'antica grecia .
La natura umana è l'insieme delle caratteristiche distintive, compresi i modi di pensare, di sentire e di agire, che gli esseri umani tendono naturalmente ad avere, indipendentemente dall'influenza della cultura.
Le questioni su ciò che queste caratteristiche sono, cosa le provoca, e come la natura umana è fissata, sono tra le questioni più antiche e importanti della filosofia occidentale.
Queste domande hanno implicazioni particolarmente importanti in materia di etica, politica e teologia. Le complesse implicazioni di tali questioni sono trattate anche nell'arte e nella letteratura, mentre i molteplici rami delle scienze umane formano, insieme, un importante dominio di indagine sulla natura umana e della questione di cosa significa essere umani.
Tra i rami della scienza contemporanea associati allo studio della natura umana vi sono l'antropologia, la sociologia, la sociobiologia e la psicologia, in particolare la psicologia evoluzionista e dello sviluppo dell'essere umano ove a volte nascono dei geni , questi per natura in loro fiorisce naturale l'intellighenzia del sapere .
La definizione di essere umano come essere superiore per la presenza in lui di un elemento incorporeo (mente, anima, spirito ecc.) che lo rende capace di elaborare concetti, di operare scelte e di risponderne responsabilmente, non è una concezione intuitiva ma il risultato di una lunga elaborazione che dal pensiero greco arcaico arriva alla moderna antropologia filosofica.
IO Poeta ne seguo il senso :
Dalle prime riflessioni sull'uomo espresse nei miti, nella poesia e nei testi religiosi si arriva alla filosofia che si pone le seguenti questioni:
il rapporto che l'uomo ha con gli dei;il posto dell'uomo nel cosmo;
l'uomo è una semplice struttura fisica o è in lui presente un'anima? Come questa si rapporta con il corpo?Nelle concezioni antiche, la condizione dell'uomo nei confronti degli dei oscilla tra la considerazione della sua mortalità e l'idea che nell'uomo vi sia un elemento d'eccellenza che lo rende simile agli dei immortali.
Allo stesso modo contrapposto si pensa che l'uomo occupi una parte infima nell'universo oppure che vi sia una sorta di parentela tra l'uomo, microcosmo, e il mondo, macrocosmo, dove egli mantenga la superiorità su tutti gli esseri per la razionalità che lo distingue.
da Poemi omerici, in essi il corpo dell'uomo non viene mai indicato con il termine adottato successivamente di soma ma si usano termini riferiti alle membra, agli arti, alla pelle.
In Omero soma sta per cadavere. Anche l'aspetto psichico è reso con psyché, inteso come essenza vitale, o con thymos, fonte di emozioni, o nòos, produzione creativa di immagini e pensieri. Sembra quindi che nelle concezioni più antiche si abbia una visione frammentata dell'uomo come un complesso di facoltà che di volta in volta lo determinano a vari comportamenti.
In Omero l'uomo è visto soprattutto in rapporto con gli dei di fronte ai quali si caratterizza per la sua mortalità e per la sua inferiorità rispetto alla potenza e al sapere divino. Quando l'uomo perde l'anima perde ogni consistenza e diviene un'ombra in un mondo doloroso preannunciato dalla vecchiaia.
« Chi sei tu, guerriero arditissimo, fra gli uomini mortali?
Se invece uno degli immortali sei qui disceso dal cielo
io con gli dei celesti non ingaggerei davvero battaglia...
Ma se uno sei dei mortali...
accostati pure, che più alla svelta tu tocchi il confine di morte.»
Ma sempre in Omero la precarietà dell'uomo conosce un riscatto proprio dopo la morte da dove nascono nuove vite .
«Tal e quale la stirpe delle foglie è la stirpe degli uomini.
Le foglie il vento ne sparge molte a terra, ma rigogliosa la selva
altre ne germina, e torna l'ora della primavera;
così anche la stirpe degli uomini, una sboccia e l'altra sfiorisce.»
Nella poesia antica le concezioni sulla natura dell'uomo mortale di fronte all'immortalità degli dei si intrecciano con quelle sul rapporto dell'uomo con la natura cosicché ad una visione ottimistica che esalta la posizione superiore dell'uomo come microcosmo affine al cosmo, si accosta l'inferiorità umana nei confronti degli altri esseri naturali. Ma come si vede in Esiodo vi è anche la convinzione che l'uomo è in grado, con la ragione e il linguaggio, di uscire dalla sua inferiorità come dimostra il mito di Prometeo che, contro la volontà degli dei, ha donato all'uomo il fuoco.
L'orfismo.
Dal VI secolo a.C. l'orfismo, la dottrina nata dal mito di Orfeo, contesta il contrasto tra gli dei e gli uomini: questi infatti possiedono un'anima immortale e d'origine divina che imprigionata nel corpo con la liberazione della morte tornerà allo stato originario. Questa dottrina confluirà nella scuola pitagorica con la dottrina della metempsicosi:
«l'anima è immortale, essa trasmigra in altre specie di viventi; entro un dato periodo di tempo tutto ciò che ha avuto origine di nuovo tornerà ad esistere e non vi è nulla che sia assolutamente nuovo»
I sofisti.
I sofisti colgono la facoltà dell'uomo in grado di dominare su gli altri esseri: il linguaggio, strumento della sua intelligenza che deve essere formata attraverso l'educazione soprattutto dei giovani desiderosi di governare la città. Ripudiando tutta la tradizione filosofica precedente come astratta ed inutile essi avanzano l'antropocentrismo della realtà:
«L'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono»
(Protagora )
Socrate .
L'insegnamento socratico mira a far conoscere sé stesso all'uomo facendogli scoprire, attraverso il dialogo, la sua essenza, il logos, inteso come ricerca razionale senza fine del vero e del bene. Socrate, come la levatrice, con la maieutica porterà alla luce nei discepoli la verità.
La razionalità e il linguaggio sono alcuni dei molteplici doni ricevuti dagli dei che fanno dell'uomo il padrone della natura:
«Dimmi - chiese Socrate - o Eutidemo, ti è mai capitato di considerare prima d'ora con quanta cura gli dei hanno fornito le cose di cui gli uomini hanno bisogno? E che dire del fatto che sia generato in noi il ragionamento razionale.E che dire del fatto che ci sia stata donata la capacità di farci intendere con le parole »
Platone .
Nel dialogo dell'Alcibiade primo Platone conferma l'idea che nell'uomo vi sia qualcosa d'immortale e divino: l'anima che, pur imprigionata nel corpo, si serve di questo come uno strumento per il conseguimento del sapere.
Di una natura del tutto diversa dal corpo è quindi l'anima, descritta in un mito nel Fedone, come affine a quel mondo delle idee, pure ed eterne, a cui essa aspira a tornare:
«Ma questo almeno, o Cebete, mi pare che sia ben detto: che sono gli dei quelli che si prendono cura di noi, e che noi siamo un possesso degli dei .
Ed ecco che anche negli antichi ideologi del sapere si impirica la diversità dei diversi ,essi attraverso gli dei onirificano l'appoggio del santo e nobile cuore.
La purificazione, com'è detto in un'antica dottrina, non sta forse nel separare il più possibile l'anima dal corpo e nell'abituarsi a raccogliersi e a restare sola in se medesima, sciolta dai vincoli del corpo?»
Come fa dire a Socrate nel brano su citato, per Platone l'uomo deve prendersi cura della propria anima per rispettare il più possibile la sua origine divina con azioni virtuose. Lo scopo dell'uomo, secondo Platone, è in fondo quello di «assimilarsi al divino secondo le proprie possibilità.» Un'espressione questa che in seguito ebbe grande diffusione tra i neoplatonici e la mistica cristiana.
Platone oscilla tra una concezione negativa, nel Fedone e nel Fedro, della presenza dell'anima nel carcere impuro del corpo per espiare di una colpa originaria, e una positiva, soprattutto nel Timeo dove l'anima è vista come una entità che rende bella la creazione e come un simbolo della perfezione divina.
L'anima possiede diverse facoltà (desiderativa, irascibile, razionale) il cui esercizio deve essere armonizzato dalla razionalità realizzando così nell'uomo quell'armonia ordinata che è la giustizia. Alle tre parti dell'anima corrispondono nella città-stato tre classi sociali (contadini e mercanti, guerrieri e filosofi) le cui funzioni si devono mantenere nell'ambito dei rispettivi ruoli affinché il governo dei filosofi sia giusto.
Le tre parti dell'anima vengono anatomicamente collocate da Platone: nella testa, dove la razionalità è separata dalla materialità del resto del corpo dal collo, collocate nel petto e nel ventre vi sono la parte desiderativa e quella irascibile che sono le più materiali, destinate a dissolversi con la morte.
La disposizione anatomica dell'anima rivela che nell'uomo non ha agito la casualità ma che tutto risponde a un piano intelligente.
Aristotele.
L'origine divina dell'anima viene confermata anche da Aristotele che pure elabora una filosofia per molti aspetti opposta a quella platonica. Anche lui afferma che l'uomo deve ispirare il proprio comportamento alla sua parte più nobile, l'anima, così da, in qualche modo, «bisogna farsi immortali e fare di tutto per vivere in funzione della parte più elevata di quelle che sono in noi; se anch'essa per estensione è piccola, per potenza e per valore eccelle di molto sulle altre.»
L'anima infatti, nell'antropologia aristotelica, è entelechia del corpo poiché trasforma in atto la potenza di vita che ha un corpo. L'anima quindi non è autonoma dal corpo, come nella dottrina platonica: come non è possibile separare nella statua il marmo dalla figura rappresentata così non si può distinguere, o almeno lo si può solo concettualmente, l'anima dal corpo.
L'anima possiede tre facoltà il cui possesso distingue gli esseri viventi tra loro. La facoltà che assolve alle funzioni essenziali della vita, è quella vegetativa che appartiene alle piante, agli animali e agli uomini. La facoltà che presiede alla percezione è quella sensitiva propria degli animali e degli uomini. Infine la facoltà razionale che appartiene solo all'uomo "animale razionale", collocato al culmine della natura, signore del creato e di tutti gli esseri inferiori che sono materia potenziale per l'attualità del suo sviluppo.
Ellenismo.
Una visione del tutto materiale dell'uomo è nel pensiero di Epicuro. Tutto è formato di atomi: l'unica realtà incorporea è il vuoto che però non può, proprio per questa sua immaterialità, compire alcuna azione né esserne oggetto. Il corpo è costituito di atomi e così l'anima fatta di particcelle materiali piccolissime e rotonde, diffusi per tutto il corpo. Con la morte dell'uomo si disgregano gli atomi che lo hanno costituito non sopravvivendo a lui né l'anima, né una sua possibile reincarnazione. Se l'uomo farà sua questa dottrina, si libererà dalle false credenze che generano timori, non avrà più paura della morte e vivrà senza dolore acquisendo un piacere catastematico, duraturo e stabile.
Gli stoici.
La stessa impostazione materialista degli epicurei si ritrova nella scuola stoica fondata da Zenone di Cizio: nell'uomo e nel cosmo agisce un principio formale e materiale inteso come "fuoco", ragione (logos) o anima universale. Nell'uomo vi è una piccola parte di questi elementi di origine divina cosicché il saggio può vivere in armonia con la natura adeguando la sua vita, condotta secondo l'ordine della ragione, con il principio divino ordinatore del cosmo.
«Zenone di Cizio, lo stoico, disse che non c'è bisogno di edificare templi agli dei, basta avere il concetto di Dio nell'intelletto, o meglio pensare che l'intelletto sia una realtà divina: esso infatti è immortale.
L'anima è diffusa per tutto il cosmo e noi stessi siamo esseri animati in quanto abbiamo parte di essa.»
Il platonismo.
Nel I secolo a.C. torna in auge il pensiero platonico che s'indirizza verso lo sviluppo di due concezioni contrastanti sull'uomo considerato o in una posizione d'eccellenza nel cosmo, in quanto la sua anima immortale lo rende affine alla divinità, oppure come dotato di una natura tale da renderlo distante da Dio.
L'antica concezione della superiorità degli dei sull'uomo nel platonismo di questo periodo diviene una riflessione sulla trascendenza divina e sulla distanza che separa Dio dall'uomo e dalla natura. Nel I secolo d.C. Plutarco di Cheronea osserva come la dimensione dell'uomo sia quella del contingente divenire mentre l'essere immutabile appartiene solo al dio.
Un tentativo di conciliazione tra le due teorie viene fatto ponendo l'uomo in una posizione intermedia tra la divinità, con cui condivide l'anima razionale, e la natura poiché come essa ha un corpo materiale corruttibile. Egli dovrà operare una libera scelta: se dirigersi verso l'alto, con una vita virtuosa e dedicata al sapere, o verso il basso, assimilandosi ad un'esistenza animalesca.
Affermerà infatti Plotino:
«Ci stupiamo che negli uomini ci sia l'ingiustizia, poiché giudichiamo che l'uomo sia la cosa più preziosa dell'universo e l'essere più saggio di tutti. Invece egli sta in mezzo tra gli dei e le bestie e inclina verso gli uni e verso le altre: alcuni assomigliano agli dei, altri alle bestie, la maggioranza sta nel mezzo.»
L'uomo medioevale e moderno .
Nell'opera dal titolo Umanesimo integrale (Humanisme intégral) del 1936, che raccoglie il testo di sei lezioni tenute nel 1934 presso l'Università di Santander, Jacques Maritain affronta il problema antropologico prima dal punto vista medioevale e poi moderno.
Per il pensiero medioevale ogni uomo è persona, «universo di natura spirituale dotato della libertà di scelta e costituente un tutto indipendente di fronte al mondo» ed è essere nello stesso tempo naturale e soprannaturale.
Nel Medioevo (è questo il suo forte limite) tuttavia manca del tutto «lo sguardo della creatura su se stessa», poiché lo sguardo dell'uomo è troppo sbilanciato sulle realtà divine per occuparsi in modo profondo delle realtà create e umane e nell'etica la soggettività umana viene trascurata in nome dell'oggettività della legge morale.
Con il Rinascimento la situazione inizia a mutare: la creatura viene riabilitata in una prospettiva naturalistica e antropocentrica. L'umanesimo ha alla base una nuova visione dell'uomo non più legato solo alla divinità, ma visto come essere del tutto naturale, che spazia liberamente e senza pregiudizi nell'ambiente in cui vive ed agisce. La natura, campo d'azione privilegiato dell'uomo, non è più corrotta dal peccato: si può quindi ben operare nel mondo e trasformarlo con la propria volontà.
Parte fondamentale di questo processo è la Riforma protestante, secondo la quale l'uomo che riceve la Grazia, pur rimanendo integralmente corrotto e privo di libero arbitrio, diviene l'eletto di Dio sulla terra con la conseguenza che «le sue esigenze imperialistiche saranno senza limiti e la prosperità materiale gli apparirà come un dovere del proprio stato».
Il pessimismo protestante sposta il centro vitale dall'ordine spirituale a quello naturale a causa del forte rilievo che attribuisce al peccato originale. La nuova visione della libertà umana si fa largo anche in teologia con Luis de Molina (1535–1600), che afferma l'iniziativa primaria dell'uomo dell'atto morale. Stesso processo si ripete in etica dove si ha una svolta naturalistica che riduce la grazia «a semplice frontone il quale corona la natura».
Alla subordinazione organica medioevale fra natura e grazia si passa ad una dicotomia meccanica fra le due.
Con Rousseau e Hegel si compie poi la definitiva eliminazione di ogni componente non immanente della persona umana e la sua riduzione ad essere puramente naturale. Ma l'errore tragico della modernità non è stato nel rivalutare l'uomo ma aver riabilitato l'uomo senza Dio e contro Dio: Maritain distingue fra due umanesimi: un umanesimo teocentrico che riconosce Dio come centro e un umanesimo antropocentrico che pone invece nell'uomo il centro dell'uomo e che viene definito "inumano".
Quest'ultimo tuttavia si sta ormai decomponendo sotto i colpi del darwinismo e della psicoanalisi che hanno messo in crisi l'assoluta autonomia e centralità dell'uomo e ormai questo umanesimo è sul punto di abdicare a profitto dell'uomo collettivo marxista o hegeliano.
Maritain passa poi a delineare storicamente le fasi storiche dell'umanesimo antropocentrico:
il primo periodo (1300-1600) è caratterizzato da un naturalismo cristiano e dal dominio dell'uomo sulla natura "benedetto" da Dio;il secondo periodo (1700-1800) è caratterizzato dalla definitiva separazione della cultura dalla religione e da una fortissima affermazione della tecnica a cui si chiede di procurare la felicità all'uomo;il terzo periodo (1900) è caratterizzato dal definitivo spostamento del fine ultimo dell'uomo in sé stesso e la conseguente rivolta dell'uomo contro il mondo e contro Dio al fine di far sorgere una nuova umanità mentre le energie d'ordine materiale che egli pone in opera con la tecnica invadono lo stesso mondo umano.
Dal punto di vista teologico la modernità, distruggendo il concetto medioevale di analogia entis, genera due opposte degenerazioni: da una parte il razionalismo cartesiano con il suo carico di volontarismo teologico e con la sua ragione geometrica che non coglie più il mistero e, dall'altra parte, il giansenismo con il suo fideismo.
Il processo di dissoluzione continua con Hegel che riduce Dio a idea senza più alcuna trascendenza. Infine con Nietzsche il naturalismo sfocia definitivamente nell'ateismo con la morte di Dio e della personalità libera e spirituale dell'uomo. Ormai secondo il filosofo sono due le posizioni che si presentano alla fine di questa evoluzione, l'atea pura e la cristiana pura.
L'uomo economico.
Il marxismo è quindi una religione, di cui il materialismo dialettico costituisce la teologia dogmatica, il comunismo è l'espressione etica e sociale e l'ateismo dogmatico il primo articolo di fede. Ma nonostante la radicale diversità fra pensiero marxista e pensiero cristiano, Maritain fa notare che le idee marxiste, ad esempio comunione, sacrificio e fede nella causa, si rivelano ad un esame più accurato essere nient'altro che "schegge impazzite", energie religiose secolarizzate di cui il marxismo si nutre e grazie alle quali vive.
Karl Marx, rifiutando non solo l'idealismo ma anche il concetto stesso di spirito, ha sottomesso ogni ambito della vita umana alla sfera economica: «la casualità materiale è diventata la causalità puramente e semplicemente primaria». Il marxismo, poi "respingendo" il processo dialettico nella materia, afferma che il processo economico (non autonomamente ma con tutte le energie che esso genera) trasformerà l'uomo alienato di oggi in padrone della storia e del mondo domani: la redenzione dell'umanità avverrà per mezzo del proletariato e condurrà alla libertà l'umanità e all'individuo della società liberale subentrerà l'individuo collettivo che, liberato con l'abolizione della proprietà privata, assumerà i tratti che la coscienza alienata attribuiva a Dio.
Un'obiezione di carattere metodologico è quella riportata da autori che pure hanno condiviso la posizione neotomistica di Maritain come Étienne Gilson (1884–1978) e Antonin-Dalmace Sertillanges (1863–1948) i quali osservano che nell'analisi di Maritain «il dato cristiano viene assunto come un semplice dato d'esperienza, a prescindere dalla sua pretesa di essere una rivelazione il dato cristiano, in quanto oggetto di fede non può qualificare una ricerca puramente razionale e in quanto oggetto di ragione non sarebbe propriamente cristiano»
L'uomo "nuovo"
L'uomo nuovo è un concetto nato in Italia dopo la prima guerra mondiale sull'onda dell'esaltazione dei valori interventisti e futuristi sorti durante quel conflitto soprattutto in merito ad un principio di "svecchiamento" dei costumi ottocenteschi e nella lotta alla borghesia "imboscata" e "pacifista" individuata nelle categorie come la nobiltà, il clero, l'aristocrazia in genere. A tali categorie verrà aggiunta, successivamente, buona parte dei ceti medi, corrotti dai personaggi del bel mondo .
«Noi abbiamo respinto la teoria dell'uomo economico, la teoria liberale, e ci siamo inalberati tutte le volte che abbiamo sentito dire che il lavoro è una merce.
L'uomo economico non esiste, esiste l'uomo integrale che è politico, che è economico, che è religioso, che è santo, che è guerriero.»
Contro l'uomo economico e «panciafichista» doveva sorgere l'"Uomo nuovo", in contrapposizione all'ideale apolide identificato con la cultura ebraica e caratterizzato dal materialismo, l'edonismo, la competizione senza scrupoli, l'egoismo, i quali si potevano ritrovare sia nelle economie conservatrici capitaliste sia nell'economia marxista.
Questo retroterra culturale scosso dalla guerra era basato sulle idee nuove in fatto sociologico dalla sintesi delle ricerche scientifiche di Charles Darwin, Sigmund Freud, e Cesare Lombroso, accolte con entusiasmo da certi ambienti delusi da quel rinnovamento che la guerra rigeneratrice aveva promesso.
L'uomo nuovo vive in un'epoca caratterizzata da un'elevata conflittualità sociale e ideologica i cui principali riferimenti sono Karl Marx e Michail Bakunin contrapposti alla tradizionale società capitalista reazionaria. Di fronte a questa suddivisione l'"uomo nuovo" doveva porsi in alternativa, esso non poteva più riferirsi alla vecchia società borghese, ma neanche a delle teorie politiche materialiste e per antonomasia all'epoca considerate utopistiche.
L'antropologia filosofica.
Lo stesso argomento in dettaglio: antropologia filosofica.
Nei primi decenni del Novecento lo studio dell'uomo diviene un settore specifico della filosofia con la nascita dell'antropologia filosofica, espressione che si ritrova per la prima volta nell'opera La posizione dell'uomo nel cosmo (1927) di Max Scheler, che osserva come
«Mai nella storia come noi la conosciamo, l'uomo è stato come oggi un problema per se stesso»
Ne La posizione dell'uomo nel cosmo Scheler considera l'uomo come un essere diverso da tutti gli altri animali per la sua capacità di uscire dalla chiusura ambientale di Jakob Johann von Uexküll, nel «dire di no» alla realtà sensibile per aprirsi al mondo sovrasensibile (Weltofenheit).
«L'uomo di Scheler è dunque un essere a cui è toccata in sorte una scintilla divina, una briciola di assoluto, un'impronta di quello spirito che lo rende capace di "dire di no", di "trascendere la realtà data", a differenza dell'animale.»
Secondo Scheler l'uomo si differenzia dall'animale non per l'intelligenza, ma per essere una direzione aperta priva di un'essenza predefinita, un essere quindi che nell'esporsi all'apertura al mondo e alla ricerca di una seconda natura si scopre bisognoso di un processo di formazione (Bildung) .
Le conclusioni di Scheler hanno influenzato diversi autori (Helmuth Plessner, Arnold Gehlen, Erich Rothacker, Adolf Portmann, Hans Jonas, Maurice Merleau-Ponty, ecc.), che tuttavia hanno preso le distanze dagli aspetti metafisici del suo pensiero, pur concordando sulla specificità dell'uomo come capace di opporsi alle forze istintuali.
Negli ultimi anni sono emerse alcune nuove interpretazioni dell'antropologia filosofica di Scheler dove prevale l'opposizione dualistica fra vita e spirito nella struttura umana. Per questo Joachim Fischer ha sentito la necessità di superare il doppio pregiudizio interpretativo finora dominante sia nei confronti di Scheler (il dualismo fra spirito e vita) sia nei confronti di Arnold Gehlen (il riduttivismo naturalista) come presupposto per una rivalutazione complessiva dell'antropologia filosofica, che nel corso del XX secolo avrebbe ottenuto una legittimazione come sapere scientifico alternativo alla metafisica e al riduttivismo naturalista.
Dal simposio di Platone.
…forse l’invidia
Dell’arroganza dei poveri
Prevale in un animo puro.
Poetanarratore.
Alcuni passaggi che si avvicinano alla mia tesi teorica:
parla Arissimaco:l’armonia è consonanza,la consonanza consiste nell’accordo-
mentre il suo predecessore Erachido,in forma impropria afferma:discordando se stessi si accorda come armonia…replica di Arissomaco:Che è assolutamente illogico che una armonia discordante,si accordi…
Io a perer mio credo invece volesse dire che elementi discordanti in una armonia interiore,singolare ,sia da ricercare da prima in se stessi accordando e discordando ,trovando la pace interiore e poi trasmetterla ad altri..
Sempre seguendo il concetto dei membri appartenenti al simposio di Platone,si dice che Zeus tagliò in due il genere umano,per renderli più deboli alle loro insolenze. e ordinò ad apollo di renderli eretti su 2 gambe,vi praticò una sola bocca,annodandola al ventre-quel che oggi si chiama –ombellico- quindi la forma originaria fu tagliata in due- poiché ciascuna metà aveva nostalgia l’una dell’altra,gettando le braccia annodandosi l’una all’altra per il desiderio di compiacersi -nella stessa forma rimanendo nel bisogno reciproco,e se una delle parti moriva,incontrasse la metà di un’altra –donna o uomo – Zeus si impietosì gli trasferì le parti genitali sul davanti del corpo,dando funzioni sessuali,per la procreazione mediante l’inseminazione del maschi alla donna ai fini ne avesse da loro origini- altre furono le concezioni – uomo = uomo .donna = donna,concezioni che fanno parte del bisogno dell’amore,definito restauratore dell’antica natura…
Pertanto in quanto è stato tagliato la metà di contrassegno,di cuoi ogni singolo essere cerca il - simbiotico - di se- stesso,di conseguenza gli uomini risultati del taglio di quel insieme ,allora si chiamava – androgeno- amano le donne e a questa categoria appartiene la maggior parte degli adulteri-parzialmente invece le femmine…
Invece le donne che provengono dal taglio femminile provano scarsa inclinazione verso il sesso maschile. cosi per il taglio maschile…
In questi tagli e la diversità di non sapere un fine certo di cosa è il desiderio e il vero amore tra essi…
…sorge una richiesta,dove si pose una domanda…
Fu quindi esaudita la risposta,nel fondersi in un solo corpo con l’amato per diventare una cosa sola,che dalla nostra natura originaria era quella ,ed eravamo interi,dunque al desiderio dell’intimo
Si da il nome amore…
Sempre sostenendo la mia tesi -della separazione delle anime in questo scritto ne trovo conferma,egli racconta che il dio Zeus seguendo la natura originaria della creazione dell’uomo della donna,la ricerca del concetto -anima- corpo è in noi stessi,che del desiderio di appartenere ad un altro o un’altra in una forma tagliata lo fa mostrando una figura intera ,che per nostre colpe e peccati siamo stati separati,ma che nel momento in cui il forte desiderio dell’amore ,dell’amare diviene un unico corpo…
Seguendo quindi la mia teoria l’anima si separa dal corpo solo dopo la morte ,rimanendo viva in un spazio cosmico,resta viva nel corpo vivente –come detto separazione interiore,quindi solo l’amore unisce le due metà-corpo –anima, anima anima-=simbiosi amorosa, difatti lo scritto segue dicendo: c’è dunque da temere che se non saremo temperati nei confronti delle credenze spirituali ci toccherà essere segati in due un’altra volta-quindi separati definitivamente dal corpo e dall’anima-e andare in giro come le figure sbalzate sulle steli…segue dicendo:solo l’amore può placare il nostro animo e di essere guida di noi stessi,solo una conciliazione spirituale ritrova i nostri amati e ci ricongiunge con loro,quindi la donna e l’uomo segue questa via retta raggiungeremmo l’amore e la sua perfezione per incontrare il proprio amato/a e che sia congeniale al nostro cuore e che se volessimo comporre un inno a un dio,inneggiare amore,ci ricorderemmo ciò che ci è nostro…
Spero di essere stato esaustivo nel riportare questi passaggi ,che ognuno di noi può interpretare come meglio gli è grado…
Con affetto Giovanni Maffeo .
Poetanarratore.